Laboratori e attività

La nostra esperienza riabilitativa, in qualità di operatori del Villaggio Litta, utilizza tra gli altri strumenti operativi i laboratori espressivi ed artigianali, quale tentativo di costruzione di relazioni ad ampio raggio: con l’ambiente, con le persone all’interno e all’esterno del Centro, con le famiglie e le reti sociali, tra i ragazzi e quella parte di mondo che riusciamo a portare nel Centro.

In riabilitazione l’apprendimento si realizza attraverso un continuo rapporto conoscitivo tra ragazzo ed operatore, dove per conoscitivo si intende un processo dinamico di acquisizione di strumenti che favoriscano il meccanismo del “problem solving”, cioè la capacità del pensiero di trasformare un problema in progetto. Tale processo non può prescindere dagli aspetti emozionali e motivazionali che rappresentano le fasi fondamentali del processo di crescita degli individui.

Nel lavoro svolto quotidianamente nei laboratori, la relazione con i ragazzi si esprime con un “fare” guidato dall’educatore, che mira all’emersione di motivazioni personali alle attività, ponendo all’orizzonte la condivisione di percorsi di realtà propri della maggior parte delle persone non istituzionalizzate. Nei laboratori, così come posti in essere nel Villaggio da alcuni operatori, si è in sostanza cercato di riprodurre quella parte di “mondo” rappresentabile nello svolgimento di un’autentica attività di lavoro, pur sempre all’interno dell’ambiente protetto del Centro. 

Sono così stati impiantati nel corso degli anni, fra gli altri, i laboratori Teatrale e del Giornale, della Falegnameria, della Bigiotteria e della Musicoterapia. Laboratori che hanno avuto percorsi diversi, in relazione alle circostanze di vita del Villaggio e dei ragazzi che vi hanno partecipato e delle loro necessità, ma che sempre hanno avuto riscontri di piena rispondenza, apprezzamento e condivisione delle attività intraprese.

I processi di azione lavorativa avviati nei laboratori, risultano basilari per i processi acquisitivi della motivazione all’Essere. È infatti attraverso la scoperta-conoscenza delle proprie personali competenze che ogni individuo riesce a capire quale posto, o contributo, possa assolvere in modo specifico e non sostituibile dall’operato di altri. Ciò che possiamo fare come singoli, unici ed irripetibili individui, non può infatti essere rappresentato o replicato da nessun altro soggetto.

La determinazione generalizzata di tale concetto, risiede nel significato che il termine “dignità” tende ad assumere nel processo di costruzione della propria identità, nel rispetto e nella considerazione di sé, e con la valorizzazione di quelle specifiche capacità che ognuno, conscio del proprio valore, deve avvertire e saper tradurre in comportamenti relazionali adeguati. Da ciò prende forza l’autostima, qualità che conduce l’individuo ad apprezzare se stesso grazie al riconoscimento e all’auto-approvazione del proprio valore personale.

Nel riportare tutto ciò all’interno del Villaggio e al senso del nostro lavoro, l’educatore professionale cerca di cogliere l’intenzionalità del ragazzo, cioè la sua percezione di sé, attraverso un processo di riformulazione della propria conoscenza personale.

Luisa Polledri, Educatore Professionale